Giambruno: «Torno a Roma con un programma tutto mio. Chi mi attacca mira a Giorgia» (2024)

Da settembre, Andrea Giambruno condurrà Diario del giorno del Tg4 tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì e, soprattutto, in onda da Roma e non più da Milano. «È un favore personale che l’azienda mi fa», ammette con il Corriere della sera, «ed è un premio non solo a me, ma tutta la squadra per aver aumentato e consolidato i dati di ascolto e aver fidelizzato il pubblico». A ottobre scorso, all’indomani della vittoria elettorale della compagna Giorgia Meloni, il First gentleman aveva fatto un passo indietro e lasciato la conduzione di Studio Aperto per «non essere passibile di critiche». A gennaio, poi, sempre parole sue, «quando il governo aveva preso l’abbrivio», era tornato in video nel programma di approfondimento del Tg4, ma non tutti i giorni. «A Roma, ho da accudire una figlia», aveva spiegato. Ora che il programma ha cambiato città, dice «sono tanto più sereno» e snocciola ringraziamenti al dg dell’informazione Mauro Crippa, al direttore del Tg Andrea Pucci, all’editore Pier Silvio Berlusconi. «Hanno avuto fiducia in me. Anche se per qualcuno sono paracadutato o raccomandato, ho dimostrato che, di tv, qualcosina capisco. Sono quasi vent’ anni che la faccio. Primo giorno a Telenova, a 22 anni, mentre ancora studiavo all’università Cattolica».

In questi mesi, da presunto paracadutato, quanto aveva l’incubo dei dati di ascolto?
«Non ho mai vissuto con quell’ansia. Ho cercato di rispondere al mandato della direzione, mi sono concentrato a fare un lavoro che spero gradevole, curato, non urlato... Poi sono arrivato che eravamo al 4 per cento o meno, ora siamo ben oltre, con picchi dell’otto. Fa piacere, ma per me conta di più essere intellettualmente onesto e lavorare con una squadra bella che non cambia. Mi seguiranno da Milano Emanuela Sandali ed Eliano Rossi, i miei due pretoriani: se siamo arrivati qui, è merito loro che ci hanno messo la testa».

Perché da mesi i giornali scrivevano di un talk di prima serata?
«È un’ipotesi mai discussa. Sono voci messe in giro, forse per invidia, forse per bruciarmi. Ma se dovessi curarmi di voci e invidie non uscirei più di casa. Ora posso dirlo liberamente: avevamo gli occhi addosso, ma alla fine abbiamo dimostrato di sapere fare il nostro senza aiutini da casa, come qualcuno ha ipotizzato».

Quando lei ha dato in anteprima il video-messaggio della presidente del Consiglio del primo maggio, siti e giornali hanno scritto che lei era «avvantaggiato.
«Non è che quel video lo avessi solo io. Era stato annunciato per le 15,30. Io vado in onda alle 15,35: secondo lei, se fosse stato di Mario Draghi o di Giuseppe Conte o di Pippo Pluto e io sono il primo a darlo, non lo faccio? E non lo lancio con enfasi? È comunque il video del presidente del Consiglio, non di mia nonna che si cambia la dentiera».

Di solito, il programma ha un’apertura su politica ed esteri, seguita da molta cronaca. Cambierà qualcosa?
«La cronaca fa ascolti, ma ognuno ha la sua cifra. Io, preferisco la politica, ma tutto è politica, anche nella sparizione della piccola Kata c’è la responsabilità politica, come in tanti episodi di violenza: se releghi lo schifo in periferia, è ovvio che qualcosa di brutto succede. Io vorrei implementare il racconto della vita vera. Vorrei dare sempre più elementi per farsi un’opinione: se si parla di poveri, voglio sentire la signora povera prima dell’opinionista che povero non è. Poi, i talk che funzionano sono quelli “firmati”, quelli dove senti una personalità e dici: guardo Paolo Del Debbio, guardo Mario Giordano».

È questa l’ambizione? Far dire: guardo Andrea Giambruno?
«Per ora, sono un umile giornalista che fa il suo, però neanche può essere che tutti i giorni qualcuno su social o giornali mi debba spiegare come fare le domande e cosa dire e che io venga criticato pure per la cravatta, o per i mocassini con la suola blu. Io sono il terminale di un gruppo di lavoro che si dà da fare tutti i giorni e sta portando a casa i risultati. Bisogna avere rispetto per loro anche se non piaccio io. Se non ti piaccio io, c’è quel momento democratico in cui puoi cambiare canale. E comunque, non sono lì per volontà divina: se non faccio ascolti, mi rimuovono».

Ma le scarpe con la suola blu sono lussuose come le Louboutin da donna con la suola rossa?
«Le prendo da un negozio abbordabile davanti a Montecitorio, zona dove mi capita di passare, non le compro per il colore della suola. Ma tutte le illazioni gratuite non mi danno fastidio per me, ma per Giorgia. È pensando a lei che mi attaccano sostenendo che “sparimento” è una parola che ho usato, ma non esiste. “Sparimento” c’è nel dizionario italiano: “Quella tristissima nuova dello sparimento della contessina”, scrive Ippolito Nievo. Almeno l’italiano lo conosco, ma con me tanti stanno a fare il comitato di ascolto».

Quanto sono stati difficili questi sei mesi di pendolarismo fra Roma e Milano?
«Lo sono stati perché dal lunedì al giovedì non ho potuto occuparmi di mia figlia e tutti sappiamo quanto lavora la sua mamma. Ho avuto la speranza che qualcosa cambiasse perché non è bello sentirsi dire “papà non ci sei mai” o che a scuola vada a prenderla qualcun altro. A Milano, mia figlia mi manca».

Quando le è spiaciuto non esserci?
«Al saggio di danza non ci sei, alla festa di fine anno non ci sei, ti mandano i video perché non ci sei, c’è la festa del papà a scuola e non ci sei. Non è che viene giù il mondo, per carità, la bimba è serena e cresce bene. Solo, spiace non esserci».

Ci saranno delle vacanze di famiglia?
«Non lo so, credo con la chiusura dei lavori parlamentari, ma se mi chiede se c’è qualcosa di programmato, ancora nulla».

C’era anche lei a Borgo Egnazia ai sopralluoghi di Meloni per il G7 che tanto hanno fatto discutere?
«Sì e grazie a Dio non ero sull’ aereo di Stato: mi sono pagato volo e auto per i fatti miei, tutto riscontrabile. Sono andato a prendere mia figlia, che non vedevo da una settimana».

Giorgia ha detto di lei, a Donna Moderna: «È un padre che arriva dove io non riesco». Dove arriva per esempio?
«Lei è una mamma impeccabile, ma credo che vivere nei suoi panni non sia facile: hai grandi responsabilità e ci sono situazioni in cui non hai il tempo che tua figlia ti richiede o che tu vorresti. Umanamente, ci rimani male, ogni genitore lo sa. Per questo, provo a supplire io. Ci tengo che Ginevra non senta tanto la sua mancanza. Capita che vada a prenderla a scuola e le chiedo se vuole salutare la mamma. A Palazzo Chigi, lei si mette in un ufficetto accanto a quello della madre, fa i suoi disegnini ed è contenta perché passa il pomeriggio con mamma. Lo faccio, come farebbero tutti, per il bene di mia figlia e perché stia bene Giorgia. Non credo di fare nulla di eccezionale».


La ministra Daniela Santanchè indagata, il sottosegretario Andrea Delmastro imputato: lei condivide la nota di Palazzo Chigi che accusa i magistrati di fare opposizione?

«Io sono garantista per natura e per Costituzione. Ora, a maggior ragione, fa bene il ministro Carlo Nordio a portare a termine la riforma della giustizia».

Nel libro sui «potenti di Giorgia» di Paolo Madron e Luigi Bisignani, c’è scritto che lei è sempre con Dimitri, il compagno di Santanchè.
«Sì, sulla Porsche, tipo Miami Vice. E andiamo a comprare maglioncini di cachemire. In estate. Ma le pare? Comprare cachemire ad agosto? Sarei demente. Lui e Daniela con me si sono dimostrati gentili e ospitali, ma io non sono addicted di Forte dei Marmi».

Il libro sostiene anche che, se dentro Mediaset esistesse ancora la potente struttura Delta che tutto decide, lei ne farebbe parte.
«Assolutamente sì. Ne sono il capo».

In che cosa vi ha ferito l’inchiesta giornalistica su «Casa Meloni», sul padre dagli affari spericolati, sulle sorellastre «tenute nascoste»?
«Cosa ne è venuto fuori? Quale illecito? Se non parlo con mio padre o mia sorella saranno affari miei? Mi è spiaciuto vedere Giorgia soffrire, perché si parlava di un uomo che, anche se con vissuto suo, è sempre il padre e non c’è più. Io ci ho fatto il callo alle strumentalizzazioni: mi chiamano signor Meloni, come se non avessi un cognome o una professionalità e pazienza. Ma deve esserci un limite a quello che si può scrivere sul presidente del Consiglio».

Il Fatto Quotidiano

l’ha definita il «Beppe Vessicchio dei convegni». Davvero li conduce tutti lei?
«Sono l’unico che li modera? Vogliamo fare l’elenco di tutti i colleghi? Io, se il mio direttore Andrea Pucci mi dà il consenso, posso fare quello che voglio. Hanno scritto che lavoro per le lobby. Lobby di che? Citano il Copasir, una banca, un’azienda di Stato: non sono lobby».

Almeno le ultime che ha detto, sono aziende portatrici di interessi.
«Ma dov’è l’illecito? Scrivono “sarebbe opportuno”. Ma chi decide se è opportuno? Un collega?».

Lei e Giorgia siete stati a vedere Checco Zalone in teatro. E lui, dal palco: non fatemi fare figure che c’è la presidente, ha preferito me al karaoke con Macron.
«È un talento, la battuta gli è uscita bene. Passare del tempo con lui è uno spasso, è capitata una giornata insieme con lui che cantava e suonava la chitarra, ci siamo divertiti molto. Ovviamente nelle immense vaste masserie pugliesi che godono di prestigio grazie a noi».

A proposito di karaoke: Giorgia ha fatto scalpore per aver cantato Fabrizio De Andrè al compleanno di Matteo Salvini. Ha cantato anche lei?
«Io non sono intonato, Giorgia lo è molto. Le canzoni di De Andrè sono il suo cavallo di battaglia, quella “incriminata” di Marinella la canta anche a nostra figlia per farla addormentare. Non è che De Andrè lo canta solo chi è di sinistra».

A quando l’appuntamento col Diario del giorno tutto suo?
«Al 4 settembre. Vi aspetto con le scarpe dalla suola blu».

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9 luglio 2023 (modifica il 9 luglio 2023 | 16:15)

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